13 MARZO 2025
Per le imprese del nostro Paese è possibile una perdita complessiva di fatturato di quasi 5 miliardi di euro. Nel Cerved Industry Forecast di febbraio 2025 le previsioni per i settori dell'economia italiana per il 2025/26
L’impatto dei dazi Usa
Il nuovo corso della politica commerciale statunitense minaccia l’imposizione di dazi verso le nazioni con cui gli Usa registrano un deficit commerciale e tra queste i paesi Europei. L’Italia è la seconda nazione dopo la Germania per dimensione del deficit commerciale. I settori che realizzano una quota significativa del loro fatturato negli USA troviamo la farmaceutica (18,7%), la cantieristica (17,1%), l’auto (11,5%) a cui si aggiungono altri settori della filiera automotive come la componentistica e gli organi di trasmissione.
L’impatto sulle imprese di dazi del 25% sui prodotti europei non è facilmente quantificabile, anche perché ad essi si sommano i dazi verso il Messico, sede di alcuni stabilimenti europei, in particolare nel settore automobilistico. Anche verso il Messico, infatti, sono dirette esportazioni di componentistica auto.
Lo studio Cerved prende in considerazione le esportazioni provenienti dall’Italia e vede una possibile perdita di fatturato per il totale delle imprese italiane di quasi 5 miliardi di euro. I settori con il maggiore impatto sarebbero la farmaceutica (con una potenziale perdita di 750 mio di euro), la cantieristica (280 mio), l’automotive (205 mio), seguito dalle macchine per imballaggio (140 mio) e dal vino (130 mio).
Tornando allo studio Cerved Industry Forecast di febbraio che stima le previsioni sui settori 2024-26, le imprese italiane, nell’anno in corso e soprattutto nel 2026, dovrebbero registrare un lieve incremento dei fatturati a prezzi costanti grazie alla ripresa della domanda estera, dopo la flessione riportata nel 2024 (-0,9%) a causa della debolezza dei consumi interni e del calo delle esportazioni.
La ripresa è trainata dalle esportazioni che permetterà un recupero della produzione industriale. Il calo dei tassi, l’alto livello di occupazione e la stabilizzazione dell’inflazione dovrebbero rafforzare i redditi delle famiglie e dare impulso ai consumi nazionali.
Il comparto delle costruzioni, dopo la flessione registrata (-2%) a causa dell’esaurimento della stagione dei bonus fiscali, dovrebbe beneficiare della spinta proveniente dal segmento delle opere pubbliche legate al PNRR. Il mercato immobiliare appare in ripresa grazie alla discesa dei tassi e alla ripartenza dei mutui.
Permane, tuttavia, una forte incertezza derivante dalla politica commerciale degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa, che, con i dazi annunciati per aprile 2025, potrebbe determinare una contrazione dei fatturati e soprattutto dei margini, di settori come l’automotive, la meccanica e la farmaceutica.
I due scenari dell’analisi Cerved: “base” e “worst”
Il modello di previsione di Cerved viene elaborato sulla base di due scenari. Il primo, scenario “base”, il più probabile, nonostante l’incertezza geopolitica vede:
Il secondo scenario peggiorativo, “worst” considera:
Gli andamenti dei fatturati reali nei comparti produttivi e nei principali settori
Le previsioni al 2026, nello scenario “base” vedono un generale miglioramento nei comparti, ad eccezione delle costruzioni e dei metalli.
Nello scenario “worst”, nel 2026 la ripresa dell’inflazione e i tassi di interesse ancora elevati provocano una nuova flessione dei consumi e degli investimenti. Di conseguenza, sono penalizzati i fatturati delle imprese sia della manifattura sia dei servizi. Il comparto delle costruzioni registra una profonda flessione a causa del posticipo dell’effetto positivo del PNRR dopo il 2026.
A livello più disaggregato, tra i settori con gli andamenti migliori nello scenario “base” vi sono gli impianti da energie rinnovabili (+58,9% dal 2024 al 2026), alcuni ambiti legati al turismo e alla ripresa dei viaggi, come gli aeromobili (+18,8%), i trasporti ferroviari (+10,6%). In aumento anche i settori della costruzione di infrastrutture (+11,1%) e dell’industria ferrotranviaria (+24,2%), grazie agli investimenti pubblici sostenuti dai fondi del PNRR.
Le performance peggiori, invece, riguarderanno le macchine per la metallurgia (-13,0%), a causa dell’eccesso di capacità produttiva di acciaio a livello mondiale che bloccherà nuovi investimenti. L’edilizia registra l’esaurimento della coda dei superbonus (-12,5%), così come l’ingrosso prodotti per le costruzioni (-11,8%), le porte e finestre e altri prodotti in legno per l’edilizia (-10,2%) che avevano beneficiato nel triennio precedente degli incentivi pubblici. In calo strutturale l’editoria di quotidiani e periodici (-14,4%), a causa della rivoluzione digitale e la raffinazione prodotti petroliferi (-8,1%) per il calo degli investimenti sui combustibili fossili.
Le previsioni al 2026 sulle performance settoriali: marginalità, redditività e sostenibilità dell’indebitamento
Nel 2024 si è registrata una caduta diffusa dei margini, in particolare nei settori della manifattura. Nel 2026, nello scenario “base”, si prevede una ulteriore contrazione della marginalità, con l’eccezione dell’ITC, dei carburanti e utility, della logistica e trasporti.
Nello scenario “worst”, la nuova ondata inflattiva, le tensioni nel commercio internazionale e i tassi di interesse elevati provocano un drastico ridimensionamento della marginalità per tutti i comparti, con una situazione particolarmente critica per l’automotive, le utility e le costruzioni.
In termini di redditività, i comparti della chimica e farmaceutica, dei mezzi di trasporto e del sistema moda mostrano nel 2024 le migliori performance, mentre il sistema casa e i servizi immobiliari, evidenziando una vulnerabilità elevata. Nel 2026, nello scenario “base”, si attende un generale miglioramento della redditività, con l’eccezione dell’elettrotecnica e informatica, della distribuzione e delle costruzioni.
In uno scenario economico negativo, nel 2026 si prevede un ridimensionamento dei flussi di cassa e di conseguenza un forte peggioramento della sostenibilità finanziaria per i settori dei mezzi di trasporto, i metalli, le utility e le costruzioni.
Dal punto di vista della sostenibilità dell’indebitamento, nel 2024, le telecomunicazioni, le utility e le costruzioni mostrano una significativa esposizione al costo del debito. I settori con la migliore perfomance appaiono la chimica e farmaceutica, il sistema moda e i metalli.
Nel 2026, nello scenario “base”, la discesa dei tassi di interesse riduce i costi del debito per tutti i comparti e migliora la sostenibilità dell’indebitamento.
Nello scenario peggiorativo, il rialzo dei tassi conseguente all’aumento dell’inflazione porta ad un incremento del costo del debito per tutti i comparti. La contestuale significativa riduzione dei margini per l’automotive, le costruzioni, i carburanti e le utility portano ad un gravissimo peggioramento della sostenibilità dell’indebitamento e ad un incremento del rischio di insolvenza.
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