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16 aprile 2026

Medio Oriente, dove si concentra il rischio geopolitico delle province italiane

L’analisi si basa su un indicatore sintetico che misura il grado di esposizione delle economie provinciali italiane al rischio geopolitico internazionale

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Un punteggio da 0 a 10 misura l’esposizione dei territori italiani combinando il peso degli scambi con il Medio Oriente e l’intensità delle tensioni internazionali. Tra poli energetici, manifattura e nicchie del Made in Italy emergono geografie del rischio molto diverse.

I risultati mostrano anzitutto che l’esposizione più elevata si concentra in una doppia direttrice:

  • La prima è quella dei grandi poli energetici e logistici, dove il rapporto con il Medio Oriente si traduce soprattutto in importazioni di materie prime energetiche o prodotti della raffinazione.
  • La seconda è quella di alcuni distretti manifatturieri e del Made in Italy, in cui l’esposizione deriva invece dalla forza dell’export verso quei mercati.

Nelle 32 province che hanno ottenuto un punteggio d’impatto tra 8 e 10, i comparti più ricorrenti nell’interscambio sono le macchine, affiancate da prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio, petrolio greggio e metalli non ferrosi e preziosi. Sul fronte delle importazioni prevalgono invece i beni energetici e gli intermedi chimici, mentre sull’export dominano meccanica e specializzazioni manifatturiere ad alto valore aggiunto.

Il dettaglio dei territori

Le province che presentano il massimo livello di esposizione complessiva (pari a 10 su 10) risultano essere: Rovigo, Messina, Siracusa, Cagliari, Pavia, Savona, Ancona, Genova, Massa-Carrara, Roma e Vibo Valentia.

1. Tra i territori più rilevanti in termini di dimensione economica spicca soprattutto Roma, che è di gran lunga la provincia con il maggior numero di imprese tra quelle più esposte (88.530) e anche quella con il fatturato più elevato (535,4 miliardi di euro), con un punteggio totale pari a 10. In questo caso, il peso dell’interscambio con il Medio Oriente si articola su due assi molto diversi:

  • da un lato i prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio
  • dall’altro un export ad alto contenuto tecnologico legato agli aeromobili e dispositivi spaziali, che valgono oltre 763 milioni di euro.

Accanto a Roma emergono per massa economica Bologna (17.873 imprese e 98,4 miliardi di euro di fatturato), Napoli (43.556 imprese e 84,8 miliardi), Firenze (17.451 imprese e 78,8 miliardi), Bergamo (20.731 imprese e 74,6 miliardi) e Vicenza (17.073 imprese e 69,9 miliardi). In queste province il rischio non è trainato tanto dalle commodities, quanto dalla presenza di filiere manifatturiere fortemente integrate con i mercati mediorientali.

2. Sul versante energetico, i casi più netti sono quelli di Rovigo, Messina, Siracusa, Cagliari, Pavia e Savona.

  • Rovigo, per la presenza del rigassificatore (Terminale GNL Adriatico), registra il valore più alto per settore dominante di import, con il gas naturale che supera i 4,14 miliardi di euro.
  • Messina, con l’attività della raffineria di Milazzo, segue con oltre 3,17 miliardi di petrolio greggio.
  • Siracusa, per il polo petrolchimico di Augusta-Priolo-Melilli, combina in modo emblematico la centralità delle importazioni di greggio (2,03 miliardi) con una forte esposizione anche nell’export di prodotti raffinati del petrolio (655,7 milioni).
  • Cagliari, per la raffineria Sarlux (gruppo Saras) di Sarroch presenta un profilo analogo, dominato dal greggio (1,85 miliardi di euro).
  • Pavia con la raffineria di Sannazzaro de' Burgondi (gruppo Eni) conferma il peso dei grandi approvvigionamenti energetici con oltre 1,61 miliardi di petrolio greggio. In questi casi il punteggio elevato segnala soprattutto la concentrazione dell’esposizione su input strategici, potenzialmente sensibili a shock geopolitici, logistici e di prezzo.

3. In alcuni casi la geografia delle province e il rischio geopolitico si sovrappongono a specializzazioni produttive tipiche del Made in Italy.

  • Arezzo è uno dei casi più evidenti: con punteggio totale 9 e punteggio export 10, l’interscambio è dominato da gioielleria e pietre preziose lavorate, che nell’export valgono oltre 1,61 miliardi di euro.
  • Anche Vicenza mostra una forte esposizione sulla stessa filiera, con oltre 834 milioni di euro di export di gioielleria.
  • Firenze spicca invece per i medicinali e preparati farmaceutici, che superano 1,53 miliardi di euro e rendono la provincia uno dei casi più interessanti di esposizione fondata su un export avanzato e non sulle sole materie prime.
  • Varese, con il Lombardia Aerospace Cluster, si distingue per gli aeromobili e dispositivi spaziali (516 milioni di euro di export), confermando la presenza di una specializzazione industriale altamente tecnologica.

4. Accanto ai grandi numeri, si rilevano alcune nicchie particolarmente significative.

  • Belluno compare con occhialeria come primo settore sia di interscambio sia di export, per quasi 295 milioni di euro;
  • Vercelli si segnala per la calzatura, con oltre 128 milioni di euro di export;
  • Macerata per le apparecchiature per illuminazione;
  • Forlì-Cesena per gli articoli sportivi;
  • Modena per gli autoveicoli, che superano 556 milioni di euro di export;
  • Bologna per le macchine alimentari, oltre 411 milioni di euro. Sono segnali importanti perché mostrano come il rischio geopolitico non si distribuisca soltanto lungo i canali dell’energia, ma tocchi anche filiere molto diverse, dalla moda alla meccanica, all’automotive.

La lettura complessiva, dunque, è duplice. Da un lato il Medio Oriente pesa sulle province italiane più esposte come area di approvvigionamento strategico, soprattutto per greggio, gas e raffinati. Dall’altro, rappresenta anche un mercato di sbocco rilevante per produzioni ad alto valore aggiunto, dove l’esposizione è il riflesso di una forte competitività internazionale. In questo senso, il punteggio complessivo non va interpretato a come una classifica di territori “deboli”, ma come una mappa della dipendenza commerciale da un’area geopoliticamente sensibile: uno strumento utile per distinguere tra i rischi legati alla sicurezza energetica e quelli che riguardano la tenuta dell’export e delle catene del valore.


MAPPA DI ESPOSIZIONE GEOPOLITICA – IMPORT - EXPORT ´[In rosso le province più impattate]

PUNTEGGIO DI ESPOSIZIONE GEOPOLITICA di Cerved

L’analisi si basa su un indicatore sintetico (PUNTEGGIO DI ESPOSIZIONE GEOPOLITICA) che misura il grado di esposizione delle economie provinciali italiane al rischio geopolitico internazionale. In particolare, l’indicatore combina il peso degli scambi commerciali con i Paesi del Medio Oriente sul totale del commercio di ciascuna provincia con un indice riconosciuto a livello internazionale che misura l’intensità delle tensioni geopolitiche: Geopolitical Risk (GPR) Index, l’indice di rischio geopolitico elaborato da Caldara e Iacoviello. In questo modo è possibile cogliere non solo quanto un territorio sia esposto verso determinate aree, ma anche quanto queste siano caratterizzate da instabilità. Accanto al dato più recente, è stata costruita anche una misura di medio periodo basata sull’andamento degli scambi commerciali osservati tra il 2014 e il 2025, utile a inquadrare l’evoluzione dell’esposizione nel tempo. I risultati vengono infine espressi attraverso un punteggio sintetico su scala da 0 a 10, così da consentire un confronto immediato tra territori e rendere più agevole la lettura dei risultati.



Esposizione province al rischio geopolitico

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Esposizione province al rischio geopolitico

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