15 agosto 2026
Dopo due anni difficili, il settore delle piastrelle recupera slancio grazie alla domanda internazionale. A preoccupare sono però i margini, ancora sotto pressione per effetto dei costi energetici e dell’aumento delle spese operative
L’industria italiana delle piastrelle ceramiche si prepara a lasciarsi alle spalle una delle fasi più complesse dell’ultimo decennio. Il comparto mostra segnali concreti di ripresa dopo gli effetti della crisi energetica, il rallentamento dell’edilizia europea e le tensioni geopolitiche che hanno pesantemente condizionato il biennio 2023-2024. Secondo le stime Cerved, il fatturato aggregato del settore è atteso in crescita del 7,5% nel 2026 per raggiungere circa 5,6 miliardi di euro, dopo il moderato recupero registrato nel 2025 (+2%). Un ulteriore incremento di fatturato del 3,5% è previsto anche nel 2027.
La ripartenza si inserisce però in un contesto che rimane complesso. Il settore continua, infatti, a essere particolarmente esposto all’andamento dei prezzi dell’energia. La recente instabilità geopolitica in Medio Oriente ha riportato al centro dell’attenzione la sicurezza degli approvvigionamenti e la volatilità del gas naturale, una risorsa fondamentale per il funzionamento dei forni industriali. Per le imprese ceramiche, il costo dell’energia si conferma quindi uno dei principali fattori di rischio.
La crescita dei ricavi non sarà tuttavia sufficiente a riportare il settore sui livelli di redditività precedenti alla crisi energetica. L’EBITDA margin, pari al 12,5% nel 2023, è sceso intorno al 10% nel 2025 e potrebbe ridursi ulteriormente al 9,5% nel 2026 e al 9,3% nel 2027. Le imprese si troveranno quindi a vendere di più senza riuscire a recuperare completamente i margini persi negli ultimi anni.
A sostenere il comparto continua a essere soprattutto l’export, che rappresenta oltre il 73% del fatturato complessivo con Francia, Stati Uniti e Germania come principali mercati di sbocco. Nei primi mesi del 2026 emergono però segnali contrastanti: rallentano le vendite verso Stati Uniti, Cina e Corea del Sud, mentre crescono quelle dirette verso Arabia Saudita, Polonia, Regno Unito, Svizzera e Giappone.
Il comparto italiano conta 341 imprese, oltre 18 mila addetti e ha generato nel 2025 un fatturato superiore a 5,2 miliardi di euro. Si tratta di una filiera altamente concentrata sia dal punto di vista produttivo sia geografico: il distretto di Sassuolo, tra Modena e Reggio Emilia, raccoglie circa il 62% delle aziende e oltre il 96% dei ricavi complessivi del settore. Le prime dieci imprese generano da sole quasi il 95% del fatturato aggregato, a testimonianza di una struttura industriale più capitalizzata e consolidata rispetto alla media dell’economia italiana.
Per un’eccellenza del Made in Italy, la sfida dei prossimi anni sarà quindi meno legata alla crescita dei volumi e più alla capacità di difendere la marginalità. Efficienza energetica, innovazione di prodotto e rafforzamento del posizionamento premium saranno gli elementi chiave per sostenere la competitività del settore in uno scenario ancora caratterizzato da forte incertezza.
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